Un recente studio italiano, pubblicato su NMCD (Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases), ha evidenziato che la valutazione nei bambini obesi o sovrappeso del rapporto fra trigliceridi e colesterolo-lipoproteine ad alta densità (Tg/HDL-C), è in grado di identificare il rischio cardiovascolare, meglio di quanto non sia possibile fare con altri fattori, quali il colesterolo non-HDL.

Questi risultati nascono dal lavoro di un Gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Motorie e Benessere dell’Università di Napoli “Parthenope”, che ha preso in esame 5.505 bambini tra i 5 e i 18 anni in cura presso 10 Centri italiani per l’obesità, analizzandone le variabili antropometriche, biochimiche e di pressione sanguigna.

Con l’obiettivo di individuare nuove strategie di prevenzione del rischio cardiovascolare, già a partire dall’infanzia, gli studiosi hanno in questo modo cercato di identificare parametri diversi da quelli solitamente utilizzati (ad esempio, come detto sopra, colesterolo non-HDL, ma anche colesterolo totale), per valutare i fattori di rischio aterosclerotico nei bambini.

In particolare, il rapporto Tg/HDL-C si è dimostrato il più utile e il più facilmente applicabile per lo scopo, non solo per identificare i bambini con un maggiore rischio cardiometabolico, ma anche quelli con insulinoresistenza o segni preclinici di danni d’organo.

Nei soggetti con alti livelli di Tg/HDL-C è infatti più elevata anche la presenza di ipertensione, sindrome metabolica, ipertrofia ventricolare e aumento dello spessore della carotide.

In conclusione, gli studiosi sostengono che prendere in considerazione questo parametro in un ambiente clinico ambulatoriale, potrebbe essere una via efficace per identificare precocemente i segnali di aterosclerosi nei bambini, prima che si manifesti clinicamente.

“Comparison of non-HDL-Cholesterol versus triglycerides-to-HDL-Cholesterol ratio in relation to cardiometabolic risk factors and preclinical organ damage in overweight/obese children: the CARITALY Study”.
Bonito P, Valerio G, Grugni G, et al.