Parlare di assetto lipidico significa considerare l’importanza non solo del colesterolo ma anche dei trigliceridi per la salute delle arterie. L’ipertrigliceridemia concorre al rischio cardiovascolare, soprattutto perché spesso si accompagna diabete e sovrappeso: un aiuto per il controllo di questo fattore di rischio arriva dall’assunzione di Omega-3.

Quando noi richiediamo le analisi per valutare il colesterolo, parliamo di assetto lipidico, perché non è importante soltanto il colesterolo totale, o l’HDL, ma sono importanti anche i trigliceridi.
Tra parentesi, avere a disposizione colesterolo totale, HDL e trigliceridi, ci permette di calcolare il colesterolo LDL attraverso una formula che si chiama “Formula di Friedewald”.
Perché è importante il colesterolo per le nostre arterie, ma sono importanti anche i trigliceridi; perché l‘ipertrigliceridemia elevata – viene considerata elevata sopra i 200 mg/dL, ma talvolta, in presenza di altri fattori di rischio può venire considerata trigliceridemia elevata al di sopra dei 150 mg/dL – concorre al rischio cardiovascolare.
I trigliceridi, infatti, concorrono alla formazione delle placche arteriose, che provocano quasi un’ostruzione del tratto arterioso portando all’infarto del miocardo o all’ictus celebrale.
Caratteristica dei trigliceridi è che è frequente avere un’ipertrigliceridemia, perchè spesso si accompagna al diabete, sia accompagna all’obesità, all’inattività fisica; quindi il primo trattamento è anche il trattamento della glicemia, dell’attività fisica, della riduzione del peso corporeo.
Quando non riusciamo a ridurre i trigliceridi, dobbiamo ricorrere ad un trattamento con Omega-3; ma anche qui possiamo, e dobbiamo, come prima istanza intervenire con un trattamento non farmacologico, con olio di pesce, perché l’olio di pesce va ad inibire la sintesi di trigliceridi.
Quindi con una sostanza naturale, riusciamo a controllare questo importante fattore di rischio cardiovascolare.