Un recente studio finlandese rivela che insonnia e colesterolo alto sono strettamente legati. Dormire poco lo farebbe aumentare. Sempre più studi indicano come infatti per ridurre il rischio cardiovascolare non basti un’alimentazione corretta, ma sia invece necessario adottare anche strategie differenti, dallo stile di vita all’utilizzo di integratori come quelli di ultima generazione, che riducono assorbimento, sintesi e ossidazione del colesterolo cattivo (LDL).
Che il colesterolo alto non dipenda solo da quello che mangiamo, perciò dall’assorbimento intestinale, è ormai noto: circa il 70% viene infatti sintetizzato dall’organismo, e inoltre, in relazione all’aumento del fattore di rischio cardiovascolare, va considerata anche l’ossidazione del colesterolo “cattivo” LDL per opera dei radicali liberi, che favorisce la formazione della placca aterosclerotica sulle pareti dei vasi.
Un terzetto di cause spesso difficili da tenere sotto controllo insieme, ma recentemente è stato studiato un integratore (nome commerciale Colesia®) capace proprio di agire su tutti e tre i fronti con grande efficacia. L’azione combinata delle sostanze di origine vegetale contenute in questo innovativo prodotto (fitosteroli-fitostanoli, monacolina K, e idrossitirisolo) riduce l’assorbimento del colesterolo fino al 40% e abbassa del 31% i livelli di LDL, allo stesso tempo aumentando del 20% quelli di HDL (colesterolo “buono”).

Insonnia, nemica del cuore

Contro il colesterolo non solo dieta, dunque, e una conferma arriva da un recente studio pubblicato su Nature e condotto all’Università di Helsinki dallo “sleep team” della Dott.ssa Vilma Aho.
I ricercatori finlandesi sarebbero infatti riusciti – almeno in parte – a chiarire i motivi che portano la mancanza di sonno a rappresentare un fattore di rischio per le malattie cardiometaboliche, evidenza questa già da tempo nota alla scienza.
Come si legge nelle conclusioni dell’articolo, in definitiva, “la diminuzione dell’attività di alcuni geni nel percorso di trasporto del colesterolo nel sangue da parte dei macrofagi – cellule del sistema immunitario -, in combinazione con l’attivazione di un processo infiammatorio indotto dalla privazione di sonno, può in parte spiegare l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari evidenziato negli studi epidemiologici di persone con sonno insufficiente”.
Più semplicemente, dormire poco influenza il metabolismo del colesterolo; la mancanza di sonno svolgerebbe un’azione simile a quella del diabete nei confronti del metabolismo dei carboidrati, con un aumento dei livelli di lipoproteine nel sangue, cioè delle molecole che raccolgono e trasportano colesterolo e trigliceridi all’interno dei nostri vasi. Insieme al fatto che l’insonnia causa anche alterazioni del sistema immunitario e attiva i meccanismi dell’infiammazione, ciò spiegherebbe l’aumento del rischio cardiovascolare in chi soffre di disturbi del sonno.
Questi risultati sono stati ottenuti utilizzando un duplice approccio: da un lato effettuando uno studio sperimentale con l’analisi dei geni di 21 soggetti sottoposti a una settimana di privazione del sonno, e dall’altro con due studi epidemiologici che hanno coinvolto complessivamente 2.739 individui. Incrociando i dati è risultato che chi dorme poco ha livelli più bassi di HDL rispetto alla norma.
Questa sperimentazione ha evidenziato che una sola settimana di sonno insufficiente è in grado di portare cambiamenti negativi, modificando la risposta del metabolismo. Il prossimo obiettivo sarà probabilmente quello di cercare di individuare la quantità minima di sonno necessaria per evitare alterazioni.

Ultimo aggiornamento: 20/07/2016